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SUMMARY:FONTI ORALI E STORIA DELLA SCIENZA E TECNOLOGIA. Prospettive disciplinari e nuovi oggetti di studio
LOCATION:Milano
DESCRIPTION:Nel riflettere sul possibile ricorso alle fonti orali nella ricostruzione d
 ella storia delle scienze e delle tecnologie può essere utile tornare sugli
  aspetti che avvicinano questi oggetti di studio a quelli indagati dalla st
 oria sociale e dall’antropologia. Bisognerebbe, in altre parole, mettere a 
 fuoco la storia delle ricerche scientifiche e delle applicazioni tecnologic
 he dal punto di vista sociale e culturale, una dimensione in cui la tradizi
 one orale ha un peso assai significativo, specie là dove si intreccia con l
 e culture indicate, no a qualche decennio fa, come “folkloriche”, studiate 
 dalla demologia (Clemente 1981). Può sembrare inusuale avvicinare le cultur
 e tecnico-scientiche al mondo delle tradizioni orali e popolari, soprattutt
 o in ragione del rigore del metodo scientico, dell’importanza della formali
 zzazione del pensiero e della conseguente centralità della scrittura, forse
  ancor più rilevante che in altri ambiti. Si tratta di elementi che hanno c
 aratterizzato la cultura scientica n dai suoi sviluppi in epoca moderna: la
  trasparenza degli enunciati scientici e la ripetibilità degli esperimenti 
 marginalizzano, in apparenza, il ruolo dei saperi informali.\nEppure, le cu
 lture tecniche e scientiche sono pur sempre culture umane, e come tali sogg
 ette alle complesse dinamiche sociali che caratterizzano la vita delle comu
 nità. Al loro interno trovano spazio negoziazioni di signicati e gerarchie 
 di saperi tanto meno lineari, quanto più rimosse dal discorso pubblico sull
 a scienza e sulla tecnologia. Inoltre, la presenza di spazi informali gover
 nati dalla tradizione orale, caratterizza anche contesti in cui la trasmiss
 ione scritta delle conoscenze può apparire totalizzante: le fabbriche, i la
 boratori, gli istituti di ricerca, le università (Bigazzi 1993). Naturalmen
 te, si tratta di una tradizione orale dai caratteri molto diversi da quelli
  che la caratterizzavano nelle società prive di scrittura: essa si sviluppa
  negli interstizi della comunicazione, assumendo forme capillari e, come gi
 à rimarcato, al contempo residuali. Riguarda ciò che si ritiene non valga l
 a pena o non ci sta tempo di scrivere perché effimero, perché triviale o pe
 rché - per qualche motivo – poco conveniente. Se si guarda al funzionamento
  dei grandi centri per la produzione di dati scientici, delle centrali elet
 triche, dei siti estrattivi o produttivi, ci si può accorgere facilmente ch
 e il loro funzionamento si basa su saperi solo in parte pienamente formaliz
 zati. L’aumento della complessità dei sistemi da gestire e la parcellizzazi
 one delle competenze non hanno eliminato (anzi forse possono anche aver acc
 entuato) la presenza di know how tecnici fortemente legati all’esperienza d
 egli individui che ne sono portatori, saperi informali ed esoterici la cui 
 esistenza spesso affiora alla consapevolezza collettiva solo nel lungo term
 ine quando, scomparsi i detentori di questi saperi ci si rende conto – ad e
 sempio – delle difficoltà nella ricostruzione puntuale di procedure desuete
  o del funzionamento di un macchinario in disuso (Clerici 2017; Canadelli 2
 019; Casonato 2024).\nL’indagine dei saperi informali, primo signicativo am
 bito di applicazione della ricerca basata sulle fonti orali alla storia del
 la scienza e delle tecniche (compresi i saperi professionali del mondo arti
 giano), non ha il mero valore di soddisfare curiosità aneddotiche su prassi
  desuete, ma può costituire una prospettiva attraverso cui le gerarchizzazi
 oni dei ruoli e delle conoscenze e dunque le ideologie che hanno contribuit
 o alla formazione e all’evoluzione delle culture tecnico-scientiche. Il ric
 orso alle fonti orali dispiega inne tutto il suo potenziale epistemologico 
 se inquadrato fra gli strumenti per la ricostruzione. dei conitti, delle ge
 rarchie, dei rapporti di potere, e di tutti gli altri elementi attraverso c
 ui si può delineare una storia della scienza e della tecnica intesa come st
 oria sociale.\nIn occasione della VII giornata internazionale del patrimoni
 o audiovisivo, il Tavolo permanente sul trattamento archivistico delle font
 i orali invita a proporre interventi per la sessione dedicata alla presenta
 zione di ricerche e di progetti orali che hanno al centro fonti per lo stud
 io dei saperi informali connessi all’ambito tecnico-scientico o al mondo de
 lle tecniche e professioni artigiane. \nLe proposte dovranno riportare nome
 , cognome, contatto e un abstract di massimo 1.000 battute da inviare a Que
 sto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaS
 cript per vederlo.\nScadenza: 15 settembre 2026\nGli interventi saranno del
 la durata di 10 minuti ciascuno.\n \nBibliografia\n\nDuccio Bigazzi, Impres
 a, lavoro e fabbrica. Alcune riessioni sull’utilizzo delle testimonianze or
 ali,\nin Fonti orali e storia d’impresa. Atti del seminario internazionale,
  Arezzo, 15 ottobre 1993,\na cura di Renato Covino, Rubbettino, 2000, pp. 3
 9-53.\nElena Canadelli, Il patrimonio storico-scientico italiano: alcune ri
 essioni tra passato e presente,\nin «Museologia scientica», n. 20, 2019, pp
 . 16-19.\nSimona Casonato, Intangible Heritage, Science, and Identity: Nati
 onal Narratives and the\nDocumentation of Science in Practice, in Understan
 ding Use. Objects in Museums of Science\nand Technology, a cura di Tim Boon
 , Elizabeth Haines, Arnaud Dubois e Klaus Staubermann,\nSmithsonian Institu
 tion Scholarly Press, 2004, pp. 166-187.\nPietro Clemente, Fonti orali nell
 a storia degli studi demologici italiani: appunti, in Atti del convegno sul
 le fonti orali: Torino, 17 gennaio 1981, a cura dell’Istituto Piemontese di
  Scienze economiche e sociali Antonio Gramsci, s.e., 1981.\nFrancesco Cleri
 ci, Maneggiare con cura/Handle with care, colore, Italia 2018.\n\n\n
X-ALT-DESC;FMTTYPE=text/html:<p>Nel riflettere sul possibile ricorso alle fonti orali nella ricostruzion
 e della storia delle scienze e delle tecnologie può essere utile tornare su
 gli aspetti che avvicinano questi oggetti di studio a quelli indagati dalla
  storia sociale e dall’antropologia. Bisognerebbe, in altre parole, mettere
  a fuoco la storia delle ricerche scientifiche e delle applicazioni tecnolo
 giche dal punto di vista sociale e culturale, una dimensione in cui la trad
 izione orale ha un peso assai significativo, specie là dove si intreccia co
 n le culture indicate, no a qualche decennio fa, come “folkloriche”, studia
 te dalla demologia (Clemente 1981). Può sembrare inusuale avvicinare le cul
 ture tecnico-scientiche al mondo delle tradizioni orali e popolari, sopratt
 utto in ragione del rigore del metodo scientico, dell’importanza della form
 alizzazione del pensiero e della conseguente centralità della scrittura, fo
 rse ancor più rilevante che in altri ambiti. Si tratta di elementi che hann
 o caratterizzato la cultura scientica n dai suoi sviluppi in epoca moderna:
  la trasparenza degli enunciati scientici e la ripetibilità degli esperimen
 ti marginalizzano, in apparenza, il ruolo dei saperi informali.</p><p>Eppur
 e, le culture tecniche e scientiche sono pur sempre culture umane, e come t
 ali soggette alle complesse dinamiche sociali che caratterizzano la vita de
 lle comunità. Al loro interno trovano spazio negoziazioni di signicati e ge
 rarchie di saperi tanto meno lineari, quanto più rimosse dal discorso pubbl
 ico sulla scienza e sulla tecnologia. Inoltre, la presenza di spazi informa
 li governati dalla tradizione orale, caratterizza anche contesti in cui la 
 trasmissione scritta delle conoscenze può apparire totalizzante: le fabbric
 he, i laboratori, gli istituti di ricerca, le università (Bigazzi 1993). Na
 turalmente, si tratta di una tradizione orale dai caratteri molto diversi d
 a quelli che la caratterizzavano nelle società prive di scrittura: essa si 
 sviluppa negli interstizi della comunicazione, assumendo forme capillari e,
  come già rimarcato, al contempo residuali. Riguarda ciò che si ritiene non
  valga la pena o non ci sta tempo di scrivere perché effimero, perché trivi
 ale o perché - per qualche motivo – poco conveniente. Se si guarda al funzi
 onamento dei grandi centri per la produzione di dati scientici, delle centr
 ali elettriche, dei siti estrattivi o produttivi, ci si può accorgere facil
 mente che il loro funzionamento si basa su saperi solo in parte pienamente 
 formalizzati. L’aumento della complessità dei sistemi da gestire e la parce
 llizzazione delle competenze non hanno eliminato (anzi forse possono anche 
 aver accentuato) la presenza di know how tecnici fortemente legati all’espe
 rienza degli individui che ne sono portatori, saperi informali ed esoterici
  la cui esistenza spesso affiora alla consapevolezza collettiva solo nel lu
 ngo termine quando, scomparsi i detentori di questi saperi ci si rende cont
 o – ad esempio – delle difficoltà nella ricostruzione puntuale di procedure
  desuete o del funzionamento di un macchinario in disuso (Clerici 2017; Can
 adelli 2019; Casonato 2024).</p><p>L’indagine dei saperi informali, primo s
 ignicativo ambito di applicazione della ricerca basata sulle fonti orali al
 la storia della scienza e delle tecniche (compresi i saperi professionali d
 el mondo artigiano), non ha il mero valore di soddisfare curiosità aneddoti
 che su prassi desuete, ma può costituire una prospettiva attraverso cui le 
 gerarchizzazioni dei ruoli e delle conoscenze e dunque le ideologie che han
 no contribuito alla formazione e all’evoluzione delle culture tecnico-scien
 tiche. Il ricorso alle fonti orali dispiega inne tutto il suo potenziale ep
 istemologico se inquadrato fra gli strumenti per la ricostruzione. dei coni
 tti, delle gerarchie, dei rapporti di potere, e di tutti gli altri elementi
  attraverso cui si può delineare una storia della scienza e della tecnica i
 ntesa come storia sociale.</p><p>In occasione della VII giornata internazio
 nale del patrimonio audiovisivo, il Tavolo permanente sul trattamento archi
 vistico delle fonti orali invita a proporre interventi per la sessione dedi
 cata alla presentazione di ricerche e di progetti orali che hanno al centro
  fonti per lo studio dei saperi informali connessi all’ambito tecnico-scien
 tico o al mondo delle tecniche e professioni artigiane. </p><p>Le proposte 
 dovranno riportare nome, cognome, contatto e un abstract di massimo 1.000 b
 attute da inviare a <joomla-hidden-mail  is-link="1" is-email="1" first="YX
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 resa, lavoro e fabbrica. Alcune riessioni sull’utilizzo delle testimonianze
  orali,<br />in Fonti orali e storia d’impresa. Atti del seminario internaz
 ionale, Arezzo, 15 ottobre 1993,<br />a cura di Renato Covino, Rubbettino, 
 2000, pp. 39-53.</p><p>Elena Canadelli, Il patrimonio storico-scientico ita
 liano: alcune riessioni tra passato e presente,<br />in «Museologia scienti
 ca», n. 20, 2019, pp. 16-19.</p><p>Simona Casonato, Intangible Heritage, Sc
 ience, and Identity: National Narratives and the<br />Documentation of Scie
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 nd Technology, a cura di Tim Boon, Elizabeth Haines, Arnaud Dubois e Klaus 
 Staubermann,<br />Smithsonian Institution Scholarly Press, 2004, pp. 166-18
 7.</p><p>Pietro Clemente, Fonti orali nella storia degli studi demologici i
 taliani: appunti, in Atti del convegno sulle fonti orali: Torino, 17 gennai
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