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SUMMARY:Le collezioni digitali ci parlano del futuro?
DESCRIPTION: \n Entrare in un museo significa spesso fare un viaggio nel tempo. Oggetti
 , reperti, collezioni raccontano mondi lontani, tracce di ciò che è stato. 
 Ma cosa succede quando queste tracce diventano dati? E se proprio gli archi
 vi del passato potessero aiutarci a capire il futuro?\nOggi, anche grazie a
 lla digitalizzazione, le collezioni scientifiche stanno vivendo una nuova v
 ita. Migliaia di reperti vengono fotografati, catalogati e resi accessibili
  online, trasformandosi in un patrimonio condiviso e consultabile. Non più 
 soltanto oggetti da osservare, ma informazioni da esplorare.\nTra queste co
 llezioni, gli erbari occupano un posto speciale. Si tratta di raccolte di p
 iante essiccate, conservate con cura nel corso dei secoli. A prima vista po
 ssono sembrare semplici fogli, fragili e silenziosi. In realtà, ciascuno co
 ntiene una quantità sorprendente di informazioni: la specie, il luogo e la 
 data di raccolta, le caratteristiche dell’ambiente in cui quella pianta viv
 eva.\nMessi insieme, questi frammenti compongono una mappa del passato: rac
 contano dove si trovavano le specie, come erano distribuite, quali ambienti
  le ospitavano. E proprio grazie alla digitalizzazione, questa mappa può es
 sere oggi riletta su scala molto più ampia, incrociata con altri dati, anal
 izzata con nuovi strumenti.\nÈ così che le collezioni storiche diventano ri
 sorse per il presente. Permettono di osservare come la distribuzione delle 
 specie sia cambiata nel tempo, di riconoscere gli effetti del cambiamento c
 limatico, di individuare segnali della perdita di biodiversità. In altre pa
 role, aiutano a dare profondità temporale e storica ai problemi che affront
 iamo oggi.\nLe collezioni museali smettono così di essere solo custodi dell
 a memoria. Diventano strumenti attivi per comprendere il mondo che cambia. 
 Trasformare oggetti in dati significa aprire nuove possibilità di conoscenz
 a e rendere il passato una risorsa viva.\nGuardare un erbario digitalizzato
  non è solo un gesto di curiosità. È un modo per allenare lo sguardo a cogl
 iere le trasformazioni del nostro tempo. Perché, a volte, per capire dove s
 tiamo andando, dobbiamo ripartire proprio da ciò che abbiamo conservato.\n\
 nIntervengono\nElena Canadelli (https://www.unipd.it/en/contatti/rubrica/?r
 uolo=1&amp;checkout=cerca&amp;persona=CANADELLI&amp;key=72D4085261B2B46F270
 4B71051BB4759), Università degli Studi di Padova\nMuseo Botanico di Padova\
 nFabio De Pascale (https://www.unipd.it/contatti/rubrica?detail=Y&amp;ruolo
 =1&amp;checkout=cerca&amp;persona=de%20pascale&amp;key=DC8A0EF3A95D15E36DBB
 4B4D59E39FF7), Università degli Studi di Padova\nNational Biodiversity Futu
 re Center (NBFC)\n Ingresso libero fino a esaurimento posti\nÈ possibile is
 criversi chiamando lo 041 2407711, cliccando sul link https://forms.gle/TBg
 k8eKboJLKUjb16\noppure inquadrando il QR code\n \nPer maggiori informazioni
 , visita il sito web (https://www.istitutoveneto.it/evento/le-collezioni-di
 gitali-ci-parlano-del-futuro/).\nGiovedì 30 aprile, ore 17:30\nIstituto Ven
 eto di Scienze, Lettere ed Arti\nPalazzo Loredan\n
X-ALT-DESC;FMTTYPE=text/html:<p>&nbsp;</p><div class="wp-block-spacer" aria-hidden="true">&nbsp;</div><p
 >Entrare in un museo significa spesso fare un viaggio nel tempo. Oggetti, r
 eperti, collezioni raccontano mondi lontani, tracce di ciò che è stato. Ma 
 cosa succede quando queste tracce diventano dati? E se proprio gli archivi 
 del passato potessero aiutarci a capire il futuro?</p><p>Oggi, anche grazie
  alla&nbsp;<strong>digitalizzazione</strong>, le collezioni scientifiche st
 anno vivendo una nuova vita. Migliaia di reperti vengono fotografati, catal
 ogati e resi accessibili online, trasformandosi in un patrimonio condiviso 
 e consultabile. Non più soltanto oggetti da osservare, ma&nbsp;<strong>info
 rmazioni da esplorare</strong>.</p><p>Tra queste collezioni, gli erbari occ
 upano un posto speciale. Si tratta di raccolte di piante essiccate, conserv
 ate con cura nel corso dei secoli. A prima vista possono sembrare semplici 
 fogli, fragili e silenziosi. In realtà, ciascuno contiene una quantità sorp
 rendente di informazioni: la specie, il luogo e la data di raccolta, le car
 atteristiche dell’ambiente in cui quella pianta viveva.</p><p>Messi insieme
 , questi frammenti compongono una mappa del passato: raccontano dove si tro
 vavano le specie, come erano distribuite, quali ambienti le ospitavano. E p
 roprio grazie alla digitalizzazione, questa mappa può essere oggi riletta s
 u scala molto più ampia, incrociata con altri dati, analizzata con nuovi st
 rumenti.</p><p>È così che le collezioni storiche diventano&nbsp;<strong>ris
 orse per il presente</strong>. Permettono di osservare come la distribuzion
 e delle specie sia cambiata nel tempo, di riconoscere gli effetti del cambi
 amento climatico, di individuare segnali della perdita di biodiversità. In 
 altre parole, aiutano a dare profondità temporale e storica ai problemi che
  affrontiamo oggi.</p><p>Le collezioni museali smettono così di essere solo
  custodi della memoria. Diventano strumenti attivi per comprendere il mondo
  che cambia. Trasformare oggetti in dati significa aprire nuove possibilità
  di conoscenza e rendere il passato una risorsa viva.</p><p>Guardare un erb
 ario digitalizzato non è solo un gesto di curiosità. È un modo per allenare
  lo sguardo a&nbsp;<strong>cogliere le trasformazioni del nostro tempo</str
 ong>. Perché, a volte, per capire dove stiamo andando, dobbiamo ripartire p
 roprio da ciò che abbiamo conservato.</p><p><br /><em>Intervengono</em><str
 ong><br /></strong><a href="https://www.unipd.it/en/contatti/rubrica/?ruolo
 =1&amp;checkout=cerca&amp;persona=CANADELLI&amp;key=72D4085261B2B46F2704B71
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  class="has-inline-color has-palette-color-1-color">Elena Canadelli</mark><
 /strong></a>,<strong>&nbsp;</strong>Università degli Studi di Padova<br />M
 useo Botanico di Padova</p><p><a href="https://www.unipd.it/contatti/rubric
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 DC8A0EF3A95D15E36DBB4B4D59E39FF7" target="_blank" rel="noreferrer noopener 
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 Fabio De Pascale</mark></strong></a>, Università degli Studi di Padova<br /
 >National Biodiversity Future Center (NBFC)</p><div class="wp-block-spacer"
  aria-hidden="true">&nbsp;</div><p>Ingresso libero fino a esaurimento posti
 <br />È possibile iscriversi chiamando lo 041 2407711, cliccando sul link <
 a href="https://forms.gle/TBgk8eKboJLKUjb16" target="_blank" rel="noopener"
 >https://forms.gle/TBgk8eKboJLKUjb16</a><br />oppure inquadrando il QR code
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 maggiori informazioni, visita il <a href="https://www.istitutoveneto.it/eve
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 pener">sito web</a>.</p><p><strong>Giovedì 30 aprile, ore 17:30<br />Istitu
 to Veneto di Scienze, Lettere ed Arti</strong><br /><strong>Palazzo Loredan
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