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SUMMARY:La nascita della meteorologia tra Padova e Firenze. Dall’invenzione del termometro alla definizione del clima
DESCRIPTION:La nascita della meteorologia tra Padova e Firenze.\nDall’invenzione del te
 rmometro alla definizione del climaprof. Dario Camuffo\n(Ricercatore Associ
 ato Emerito, CNR - Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, Padova; 
 Associato INAF)Il seminario propone una panoramica dei progressi e dei prob
 lemi che hanno caratterizzato le osservazioni meteorologiche sin dagli albo
 ri della meteorologia. La misura scientifica delle variabili ambientali ini
 ziò a Padova nel 1593 con Galileo (termoscopio), subito seguito da Santorio
  (scala quantitativa, anemometro, idrometro). Quando nel 1610 Galileo fu no
 minato Matematico di Corte sotto l’egida del Granduca di Toscana Ferdinando
  II, la ricerca si spostò a Firenze, e culminò nell’Accademia del Cimento (
 1657-1667). In quell’ambiente vennero scoperti gli strumenti meteorologici 
 di base (tra cui termometro, barometro, pluviometro), i concetti teorici fo
 ndamentali, e l’applicazione pratica con la prima rete internazionale: la r
 ete Medicea (1654-1670). All’inizio idee e strumenti furono incerti ma si p
 erfezionarono percorrendo una lunga strada, costellata da successi ed error
 i. Dopo il processo a Galileo (1633) l’Inquisizione ebbe le mani legate fin
 o alla morte di Ferdinando II (1670), ma subito dopo le ricerche meteorolog
 iche vennero azzerate. Ripresero timidamente con Tilli a Pisa (1707), Becca
 ri a Bologna (1715) e Poleni a Padova(1725). Per buona parte del Settecento
  i termometri erano costruiti con una tecnologia molto povera, per cui non 
 resistevano all’esterno, e le misure venivano effettuate entro casa. Nonost
 ante vari tentativi di unificazione, specialmente ad opera di alcune reti m
 eteorologiche internazionali (come la Royal Society, Londra (1724-1735); la
  Societas Meteorologica Palatina, Mannheim (1781-92)), orari di misura, str
 umenti, schermi ed esposizioni rimanevano all’arbitrio degli osservatori ch
 e purtroppo erano molto carenti nel dare informazioni su quanto facevano. D
 al 1873, con la Commissione Meteorologica Internazionale (IMC) si cercò di 
 arrivare a una standardizzazione. Questa si avverò solo con la realizzazion
 e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), fondata nel 1950. Oggi 
 disponiamo di importanti datasets, anche con serie lunghe tre secoli. Quest
 e richiedono un enorme lavoro di studio storico, recupero, interpretazione,
  validazione, correzione e omogenizzazione dei dati. Il problema di separar
 e il segnale climatico dai vari problemi che affliggono le osservazioni sto
 riche (o non rispondenti a WMO) rimane un problema fondamentale, aperto a t
 utt’oggi. \nLink al webinar (https://meet.google.com/kcy-qsry-wua).\n \n
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  /><strong>Dall’invenzione del termometro alla definizione del clima</stron
 g></h2><h3>prof. Dario Camuffo<br />(Ricercatore Associato Emerito, CNR - I
 stituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, Padova; Associato INAF)</h3>
 <table cellpadding="0"><tbody><tr><td>Il seminario propone una panoramica d
 ei progressi e dei problemi che hanno caratterizzato le osservazioni meteor
 ologiche sin dagli albori della meteorologia. La misura scientifica delle v
 ariabili ambientali iniziò a Padova nel 1593 con Galileo (termoscopio), sub
 ito seguito da Santorio (scala quantitativa, anemometro, idrometro). Quando
  nel 1610 Galileo fu nominato Matematico di Corte sotto l’egida del Granduc
 a di Toscana Ferdinando II, la ricerca si spostò a Firenze, e culminò nell’
 Accademia del Cimento (1657-1667). In quell’ambiente vennero scoperti gli s
 trumenti meteorologici di base (tra cui termometro, barometro, pluviometro)
 , i concetti teorici fondamentali, e l’applicazione pratica con la prima re
 te internazionale: la rete Medicea (1654-1670). All’inizio idee e strumenti
  furono incerti ma si perfezionarono percorrendo una lunga strada, costella
 ta da successi ed errori. Dopo il processo a Galileo (1633) l’Inquisizione 
 ebbe le mani legate fino alla morte di Ferdinando II (1670), ma subito dopo
  le ricerche meteorologiche vennero azzerate. Ripresero timidamente con Til
 li a Pisa (1707), Beccari a Bologna (1715) e Poleni a Padova(1725). Per buo
 na parte del Settecento i termometri erano costruiti con una tecnologia mol
 to povera, per cui non resistevano all’esterno, e le misure venivano effett
 uate entro casa. Nonostante vari tentativi di unificazione, specialmente ad
  opera di alcune reti meteorologiche internazionali (come la Royal Society,
  Londra (1724-1735); la Societas Meteorologica Palatina, Mannheim (1781-92)
 ), orari di misura, strumenti, schermi ed esposizioni rimanevano all’arbitr
 io degli osservatori che purtroppo erano molto carenti nel dare informazion
 i su quanto facevano. Dal 1873, con la Commissione Meteorologica Internazio
 nale (IMC) si cercò di arrivare a una standardizzazione. Questa si avverò s
 olo con la realizzazione dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), 
 fondata nel 1950. Oggi disponiamo di importanti datasets, anche con serie l
 unghe tre secoli. Queste richiedono un enorme lavoro di studio storico, rec
 upero, interpretazione, validazione, correzione e omogenizzazione dei dati.
  Il problema di separare il segnale climatico dai vari problemi che affligg
 ono le osservazioni storiche (o non rispondenti a WMO) rimane un problema f
 ondamentale, aperto a tutt’oggi.</td></tr></tbody></table><p>&nbsp;</p><p>L
 ink al <a href="https://meet.google.com/kcy-qsry-wua" target="_blank" rel="
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