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FONTI ORALI E STORIA DELLA SCIENZA E TECNOLOGIA. Prospettive disciplinari e nuovi oggetti di studio
Martedì 27 Ottobre 2026
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Nel riflettere sul possibile ricorso alle fonti orali nella ricostruzione della storia delle scienze e delle tecnologie può essere utile tornare sugli aspetti che avvicinano questi oggetti di studio a quelli indagati dalla storia sociale e dall’antropologia. Bisognerebbe, in altre parole, mettere a fuoco la storia delle ricerche scientifiche e delle applicazioni tecnologiche dal punto di vista sociale e culturale, una dimensione in cui la tradizione orale ha un peso assai significativo, specie là dove si intreccia con le culture indicate, no a qualche decennio fa, come “folkloriche”, studiate dalla demologia (Clemente 1981). Può sembrare inusuale avvicinare le culture tecnico-scientiche al mondo delle tradizioni orali e popolari, soprattutto in ragione del rigore del metodo scientico, dell’importanza della formalizzazione del pensiero e della conseguente centralità della scrittura, forse ancor più rilevante che in altri ambiti. Si tratta di elementi che hanno caratterizzato la cultura scientica n dai suoi sviluppi in epoca moderna: la trasparenza degli enunciati scientici e la ripetibilità degli esperimenti marginalizzano, in apparenza, il ruolo dei saperi informali.

Eppure, le culture tecniche e scientiche sono pur sempre culture umane, e come tali soggette alle complesse dinamiche sociali che caratterizzano la vita delle comunità. Al loro interno trovano spazio negoziazioni di signicati e gerarchie di saperi tanto meno lineari, quanto più rimosse dal discorso pubblico sulla scienza e sulla tecnologia. Inoltre, la presenza di spazi informali governati dalla tradizione orale, caratterizza anche contesti in cui la trasmissione scritta delle conoscenze può apparire totalizzante: le fabbriche, i laboratori, gli istituti di ricerca, le università (Bigazzi 1993). Naturalmente, si tratta di una tradizione orale dai caratteri molto diversi da quelli che la caratterizzavano nelle società prive di scrittura: essa si sviluppa negli interstizi della comunicazione, assumendo forme capillari e, come già rimarcato, al contempo residuali. Riguarda ciò che si ritiene non valga la pena o non ci sta tempo di scrivere perché effimero, perché triviale o perché - per qualche motivo – poco conveniente. Se si guarda al funzionamento dei grandi centri per la produzione di dati scientici, delle centrali elettriche, dei siti estrattivi o produttivi, ci si può accorgere facilmente che il loro funzionamento si basa su saperi solo in parte pienamente formalizzati. L’aumento della complessità dei sistemi da gestire e la parcellizzazione delle competenze non hanno eliminato (anzi forse possono anche aver accentuato) la presenza di know how tecnici fortemente legati all’esperienza degli individui che ne sono portatori, saperi informali ed esoterici la cui esistenza spesso affiora alla consapevolezza collettiva solo nel lungo termine quando, scomparsi i detentori di questi saperi ci si rende conto – ad esempio – delle difficoltà nella ricostruzione puntuale di procedure desuete o del funzionamento di un macchinario in disuso (Clerici 2017; Canadelli 2019; Casonato 2024).

L’indagine dei saperi informali, primo signicativo ambito di applicazione della ricerca basata sulle fonti orali alla storia della scienza e delle tecniche (compresi i saperi professionali del mondo artigiano), non ha il mero valore di soddisfare curiosità aneddotiche su prassi desuete, ma può costituire una prospettiva attraverso cui le gerarchizzazioni dei ruoli e delle conoscenze e dunque le ideologie che hanno contribuito alla formazione e all’evoluzione delle culture tecnico-scientiche. Il ricorso alle fonti orali dispiega inne tutto il suo potenziale epistemologico se inquadrato fra gli strumenti per la ricostruzione. dei conitti, delle gerarchie, dei rapporti di potere, e di tutti gli altri elementi attraverso cui si può delineare una storia della scienza e della tecnica intesa come storia sociale.

In occasione della VII giornata internazionale del patrimonio audiovisivo, il Tavolo permanente sul trattamento archivistico delle fonti orali invita a proporre interventi per la sessione dedicata alla presentazione di ricerche e di progetti orali che hanno al centro fonti per lo studio dei saperi informali connessi all’ambito tecnico-scientico o al mondo delle tecniche e professioni artigiane. 

Le proposte dovranno riportare nome, cognome, contatto e un abstract di massimo 1.000 battute da inviare a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Scadenza: 15 settembre 2026
Gli interventi saranno della durata di 10 minuti ciascuno.

 

Bibliografia


Duccio Bigazzi, Impresa, lavoro e fabbrica. Alcune riessioni sull’utilizzo delle testimonianze orali,
in Fonti orali e storia d’impresa. Atti del seminario internazionale, Arezzo, 15 ottobre 1993,
a cura di Renato Covino, Rubbettino, 2000, pp. 39-53.

Elena Canadelli, Il patrimonio storico-scientico italiano: alcune riessioni tra passato e presente,
in «Museologia scientica», n. 20, 2019, pp. 16-19.

Simona Casonato, Intangible Heritage, Science, and Identity: National Narratives and the
Documentation of Science in Practice, in Understanding Use. Objects in Museums of Science
and Technology, a cura di Tim Boon, Elizabeth Haines, Arnaud Dubois e Klaus Staubermann,
Smithsonian Institution Scholarly Press, 2004, pp. 166-187.

Pietro Clemente, Fonti orali nella storia degli studi demologici italiani: appunti, in Atti del convegno sulle fonti orali: Torino, 17 gennaio 1981, a cura dell’Istituto Piemontese di Scienze economiche e sociali Antonio Gramsci, s.e., 1981.
Francesco Clerici, Maneggiare con cura/Handle with care, colore, Italia 2018.

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Luogo Milano